Museo Civico Etnografico

Museo Civico Etnografico
Stanghella

telaio

Il Museo Civico Etnografico di Stanghella, sorto nel 1980 per merito del Gruppo Bassa Padovana diretto dal Prof. Camillo Corrain, si propone oggi come centro di documentazione sulla colonizzazione umana del territorio che dai Colli Euganei si spinge sino all’Adige, contribuendo ad evidenziarne una storia insediativa propria e talvolta originale, quasi sempre caratterizzata da soluzioni di tipo autarchico.
La disposizione su tre piani dei vari settori del museo, segue una sequenza cronologica a ritroso e precisamente da quando le campagne erano popolate ed organizzate in contrade e corti, nel periodo preindustriale, all’inizio della meccanizzazione agraria e del grande esodo. Tale aspetto è curato nei settori posti al piano terra, dall’osteria alle officine rurali.
L’ambiente “dell’osteria” è stato ricreato con elementi provenienti da vecchie osterie locali come i lunghi tavoli fratini del seicento, le botti di varie dimensioni ed altri vari contenitori vinari. Su una parete è stesa una grande rete a strascico dei primi del ‘900 localmente detta regagna. Si è cercato di ricreare il tipico ritrovo degli adulti della passata civiltà rurale. L’osteria quindi come luogo di incontro e di discussione dove anche i più umili potevano esprimere un parere.
Le “officine rurali” sono dedicate ai mestieri portanti dell’agricoltura e precisamente i fabbri, i carradori e i maniscalchi, spesso operanti nelle grandi corti padronali ma non di rado anche in piccole officine sistemate in modestissime “casone”.

MUSEO STANGHELLA 1
L’attrezzatura della bottega del fabbro qui esposta è stata integralmente asportata e rimessa nello stesso ordine di lavoro dal luogo ove originariamente si trovava. A dominare le varie attrezzature esposte è sicuramente il vistoso mantice, azionato a mano ed utilizzato per mantenere ben acceso il carbone del crogiolo su cui veniva arroventato il ferro da modellare poi con il martello sull’incudine. La bottega del carradore era un’officina assolutamente indispensabile per le attività agricole. Vi si fabbricavano o vi si aggiustavano carri, calessi, birocci e molti altri mezzi di trasporto dai più umili ai più signorili. Nella sala sono esposti due torni da legno e tutta l’attrezzatura necessaria alla costruzione ed al montaggio di una ruota.
L’attività del maniscalco invece richiedeva meno attrezzatura: per ferrare gli animali da traino era sufficiente un deschetto, piazzato solitamente all’aperto, con sopra raschietti, chiodi, martello e ferri per cavallo, mulo, asino e buoi.
Al primo piano nella sala di destra è esposta la grande carta catastale del “Retratto del Gorzon” lunga 7,95 metri e larga 3,385 metri, disegnata con colori a tempera.
Essa è composta da 121 listelli di cartoncino originariamente incollati su tela di lino, dopo il restauro del 1980 reincollati su lino e canapa. Recentemente è stata effettuata la digitalizzazione fotografica ad altissima risoluzione dell’antica carta catastale.
Fu commissionata dal Rettorato ai Beni Inculti di Venezia al perito Ercole Peretti che la ultima nel gennaio del 1633. Trattandosi di una carta tematicamente attenta alla bonifica ed alla catastazione delle proprietà terriere del territorio a sud dei colli Euganei da sottoporre ad interventi di bonifica, presenta una particolare attenzione nella descrizione della rete idraulica e della parcellazione indicando per quest’ultime il nome del proprietario e l’estensione misurata in campi, quarti e tavole.MUSEO STANGHELLA
Anche i nuclei abitati sono rappresentati con una certa dovizia di particolari anche se si deve annotare la mancanza di alcuni paesi già sviluppatisi all’epoca dell’ultimazione della carta quali: Granze, Stanghella e Barbona. Non meno minuziosi sono i tracciati degli antichi percorsi di terra denominati talvolta semplicemente come “argini”.
La carta è in scala approssimativamente di poco superiore a 1:10.000 e grazie a ciò diventa un validissimo strumento comparativo per esplorare la primitiva situazione ambientale della Bassa Padovana, prima cioè che i lavori di bonifica ne avessero cancellato l’antico assetto, rimasto pressoché invariato dalla preistoria.
Nella mansarda dapprima si incontra la sala della “Ruralità” ove sono esposti gli oggetti d’uso quotidiano per il lavoro, per la casa e per la persona. Superato l’archivio, si accede alla sala della “Colonizzazione antica” dove trovano spazio gli importantissimi reperti ritrovati presso la stazione neolitica di Selva di Stanghella. In tale stazione, scoperta durante i lavori di scavo e pulizia del fiume Gorzone ad una profondità di circa 4 metri, sono venuti alla luce i resti scheletrici umani di almeno 28 individui, ora conservati presso il Museo archeologico di Este, di cui 11 maschi, 12 femmine e 5 bambini.
A testimonianza di questo primitivo insediamento, in una grande vetrina posta al centro della sala, si possono osservare ossa di diverse specie animali quali il cinghiale, il bisonte, ed il cervo, nonché un cranio ben conservato di un esemplare di Orso delle caverne. Ossa che offrono il quadro faunistico del paleoambiente in cui si trovava ad insistere la stazione.
Ma corna, cubiti e frammenti di ossa lunghe costituivano anche materia prima da cui ricavare strumenti per le attività di sostentamento che caratterizzavano la primitiva economia dell’epoca. Si possono vedere infatti esempi di fusaiola e aghi che venivano utilizzati per la filatura e la cucitura e ancora diversi punteruoli, lisciatoi e spatole dalla accurata lavorazione.
L’insediamento di Selva ci ha restituito inoltre un abbondante corredo di manufatti in selce tra cui numerose lame e raschiatoi. Notevole è la quantità di schegge e lamelle riportate alla luce. Splendide per forma, dimensioni e accuratezza di lavorazione, sono le punte di pugnale di cui la maggiore è lunga 13 e larga 4, 6 cm. All’estremità destra della vetrina sono ben visibili alcuni pali di bonifica in legno. Dietro di essi una foto, ricostruisce graficamente le capanne con struttura portante in legno che dovevano formare i villaggi delle aree paludose di cui si narra la storia. Nella sala della “Ceramica” sono raccolte, iniziando dal tardo medioevo, le terracotte ed il vasellame caratterizzanti l’evoluzione nel tempo delle tecniche di lavorazione e di decorazione. Preziosissime sono le due scodelle e il piattello di legno di salice dipinti con ornamentazioni che richiamano schemi islamici. Tali oggetti provengono da tombe della chiesa di San Paolo a Monselice e sono databili agli inizi del XIV sec. Gli altri tre esemplari del corredo sono conservati a Monaco di Baviera. Nell’ambito del progetto denominato “Tour Rivers” il Comune di Stanghella ha ottenuto un finanziamento con fondi comunitari per realizzare un punto turistico, informativo e di accoglienza, con due piazzole attrezzate per la sosta dei camper, tramite l’installazione di un totem multimediale nell’atrio del museo e di pannelli informativi sul territorio con la descrizione dei servizi offerti. Nella sala convegni del museo viene fornito al visitatore la possibilità mediante produzione di audiovisivi di ottenere informazioni sulla struttura museale. È stata infine effettuata la digitalizzazione fotografica ad altissima risoluzione dell’antica carta catastale “Retratto del Gorzon”. Presso lo stesso edificio in cui è collocato il Museo Civico è ospitata la Pinacoteca intitolata al Maestro e artista concittadino Pietro Favaro. Essa è stata costituita nel 1993 dalla donazione di 66 opere che Pietro Favaro ha fatto al Comune di Stanghella e che vanno dal 1930 al 1990. A Favaro si può pensare come ad un artista poliedrico in quanto nelle sue opere ha disegnato di tutto, dal paesaggio, alla natura morta, al nudo accademico ma i temi da lui più amati sono stati senza dubbio il ritratto e l’arte sacra. Infatti anche nella Chiesa parrocchiale di Stanghella sono presenti molte sue opere tratte dai testi sacri. Dal 1993 in collaborazione con le Associazioni locali, sono state organizzate numerose mostre personali e collettive di pittura che hanno permesso ad artisti affermati o esordienti di presentare le loro opere e di donarle alla Pinacoteca affinchè venissero custodite come proprio patrimonio in modo permanente. La Pinacoteca presenta inoltre opere di illustri pittori del ‘700 e ‘800 veneziano tra i quali Maggiotto, Guardi, Tito e del ‘900 tra i quali Guttuso, Carrà, Guidi donati dall’avvocato Pietro Centanini.

 

Parco pubblico Centanni
Realizzato attorno al 1865 per volere di Marc’Antonio Centanini, è situato nel centro cittadino dirimpetto alla
composita Villa Centanini, a lato della sede del Museo Civico Etnografico, e vanta una superficie di circa 6 ettari. L’impostazione si rifà al modello di “giardino romantico”, in voga nell’800. L’accesso avviene da via Roma ed il suo spazio è organizzato in tre aree separate da cortine arboree. Le prime due aree sono mantenute a prato, mentre la terza è caratterizzata dalla presenza di un laghetto circondato da collinette su cui svettano piante secolari. Al suo interno si incontrano specie vegetali tipiche dell’antica foresta padana accanto a svariate specie arboree esotiche. I visitatori, hanno l’opportunità di ammirare da vicino un mondo vegetale quasi del tutto scomparso dal nostro territorio.

 


Museo Civico Etnografico

Piazza Otello Renato Pighin, 21
35048 Stanghella (Pd)
Tel. 0425 95670
museo.stanghella@museibassapd.it

Periodo apertura:
Da marzo a settembre: sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00
Da ottobre a febbraio: sabato e domenica dalle 14.30 alle 17.30
Per gruppi e scolaresche tutti i giorni su prenotazione.

Parco pubblico Centanni
via Roma

35037 Stanghella (Pd)